Polizia di Stato di Como, Squadra Amministrativa della Divisione Polizia Amministrativa e di Sicurezza. Denunciato all’A.G. l’organizzatore 61enne, ex sindaco di Cantù, e cinque addetti senza decreto prefettizio. Sanzioni amministrative complessive per 8.333 euro. Uno degli abusivi presidiava gli stand notturni con un pitbull. AISS chiede protocolli uniformi su tutte le manifestazioni con somministrazione e musica dal vivo.
Il comunicato della Questura di Como del 26 maggio 2026 racconta una vicenda che AISS considera paradigmatica delle storture del sistema. A margine del Lake Como Wine Festival, evento con somministrazione e intrattenimento musicale ospitato in piazza Verdi, gli agenti della Squadra Amministrativa hanno denunciato sei persone alla competente Autorità Giudiziaria. Sul tavolo due fattispecie distinte e parimenti gravi, che il legislatore ha disciplinato con cura proprio per impedire ciò che a Como è stato accertato.
Da una parte l’organizzatore, un sessantunenne canturino, già primo cittadino della stessa Cantù, denunciato per aver organizzato un servizio di sicurezza e di vigilanza senza disporre della licenza prefettizia prevista dall’articolo 134 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza. Il dato qualificante, e va sottolineato con forza, non è la mancanza della licenza, è il fatto che tale licenza non sia stata mai richiesta alla Prefettura competente. Non si tratta dunque di un procedimento autorizzativo in corso, di un’attesa burocratica, di una scadenza non rinnovata. Si tratta dell’organizzazione consapevole di un’attività riservata, svolta in dispregio integrale del sistema di controllo prefettizio che lo Stato ha posto a presidio della sicurezza pubblica.
Dall’altra parte i cinque addetti, denunciati per aver prestato servizio come operatori della vigilanza in assenza del decreto prefettizio, fattispecie disciplinata dall’articolo 138 del medesimo Testo Unico. Ai cinque è stato elevato verbale amministrativo per complessivi 8.333 euro, oltre 1.666 a testa, per aver svolto servizio di assistenza e controllo senza titolo.
La ricostruzione operativa
Il dettaglio degli accertamenti merita di essere riportato perché restituisce il rigore del lavoro investigativo della Polizia Amministrativa, che AISS ringrazia. Gli agenti hanno preso le mosse dal provvedimento di concessione del suolo pubblico rilasciato all’organizzatore, riscontrando una circostanza già di per sé allarmante. Nonostante l’importanza della manifestazione, con afflusso di pubblico, somministrazione di alimenti e bevande e intrattenimento musicale, il piano destinava alle misure antincendio appena due persone. Una sproporzione che, in sé, segnala la sottovalutazione complessiva del profilo safety dell’evento.
Da qui la decisione di predisporre un servizio di osservazione mirato, perché alla luce della concessione il piano di vigilanza appariva del tutto inadeguato all’evento autorizzato. La sera del 2 maggio 2026, in circa due ore di monitoraggio, gli agenti hanno individuato i cinque soggetti che svolgevano funzioni manifestamente riconducibili alla sicurezza privata. Due indossavano polo nere con la scritta SECURITY, tre casacche con la scritta STAFF sulle spalle e il logo della manifestazione sul fronte. La loro attività copriva l’intero ciclo dell’evento, dal presidio dei varchi della piazza alla regolamentazione di accesso e deflusso del pubblico, fino al controllo capillare tra gli stand. A chiusura dell’evento la mansione mutava in vigilanza notturna sui beni contenuti negli stand, custoditi anche con l’ausilio di un cane pitbull. È il quadro tipico della security a tutto tondo, con l’unica differenza che i sei soggetti erano legalmente meri privati cittadini.
Perché il caso è grave, oltre la vicenda penale
AISS ritiene che la vicenda di Como debba essere letta in tre piani sovrapposti.
Sul piano normativo, l’articolo 134 del TULPS, il Regolamento di esecuzione, il DM 269 del 1° dicembre 2010 e le norme UNI 11925 e UNI 11926 costituiscono un sistema coerente che traduce in obblighi operativi un principio costituzionale: la sicurezza è funzione pubblica, e quando viene delegata a soggetti privati lo Stato esige requisiti soggettivi rigorosi, formazione certificata, strutture aziendali tracciabili, copertura contrattuale e assicurativa. Aggirare questo sistema non è una bagatella, è una lesione diretta del monopolio statale sulla regolazione della sicurezza.
Sul piano della safety, l’evento prevedeva intrattenimento musicale e somministrazione, con concentrazione di pubblico in piazza. È esattamente la tipologia di manifestazione per la quale la Circolare Gabrielli del 7 giugno 2017 e la successiva Direttiva Piantedosi impongono valutazioni stringenti su capienza, vie di esodo, presidi sanitari e antincendio, presenza di Addetti ai Servizi di Controllo. Ma come oramai accade sempre più spesso gli organizzatori chiamano addetti ai servizi antincendio, una scelta organizzativa che, indipendentemente dalle conseguenze penali, deve interrogare il Comune che ha rilasciato la concessione del suolo pubblico. È accettabile che un’amministrazione comunale autorizzi un evento di massa senza pretendere un piano di sicurezza dettagliato, sottoscritto da professionisti qualificati, con indicazione nominativa dell’agenzia autorizzata ex art 134 TULPS e Addetti ai Servizi di Controllo ?
Sul piano simbolico, il fatto che a organizzare la security abusiva sia stato un ex sindaco aggrava il significato pubblico del caso. Chi ha esercitato la funzione di primo cittadino conosce, o ha il dovere di conoscere, il quadro normativo che regola le manifestazioni pubbliche. La giustificazione resa al cronista de La Provincia di Como, secondo cui si tratterebbe di amici lasciati a controllare la piazza, perché dopo mezzanotte Como sarebbe un disastro, e di una disciplina TULPS sconosciuta e risalente all’epoca fascista, non regge sotto nessun profilo. Il TULPS è stato sottoposto a innumerevoli interventi di adeguamento ed è oggi pienamente compatibile con il diritto europeo. La sua ratio, anzi, è tanto più attuale alla luce della crescente complessità degli eventi pubblici contemporanei. Liquidare la norma come reperto storico è un modo per non rispondere nel merito.
Il punto di AISS sull’abusivismo da “amici”
Esiste un’area grigia diffusa in tutta Italia, e a Como ne abbiamo un esempio da manuale. È l’area in cui il servizio di sicurezza viene presentato come prestazione amicale, volontaria, gratuita, e in cui la responsabilità del committente si dissolve dietro la finzione del favore personale. Questa zona grigia produce tre danni concreti.
Produce un danno ai cittadini, che entrano in una piazza convinti di avere di fronte operatori della sicurezza, mentre in realtà si confrontano con soggetti privi di qualifica, di formazione sulle tecniche di de-escalation, di nozioni di primo soccorso, di copertura assicurativa per eventuali danni. Quando l’ipotetico incidente accade, e in piazza con somministrazione di alcolici accade più spesso di quanto si voglia ammettere, non c’è nessun istituto di vigilanza che risponda, non c’è polizza, non c’è catena di responsabilità. C’è soltanto un disastro.
Produce un danno agli operatori del settore, che investono in formazione, qualifiche, dotazioni, contratti collettivi conformi , e che vengono sistematicamente messi fuori mercato da chi sostiene di poter “fare lo stesso lavoro” con amici e magliette stampate. Su questo terreno AISS denuncia da tempo la deriva del massimo ribasso negli appalti pubblici, che spinge la stessa logica nei capitolati delle stazioni appaltanti, costringendo gli istituti regolari a competere con un’offerta abusiva, sommersa o sottocosto.
Produce, infine, un danno alle istituzioni. Ogni accertamento come quello di Como dimostra che il sistema dei controlli funziona, ma costringe Polizia di Stato e Prefetture a impiegare risorse straordinarie su un fenomeno che potrebbe essere prevenuto a monte, in sede di rilascio delle autorizzazioni comunali.
Le quattro richieste di AISS
In coerenza con le posizioni espresse nelle ultime audizioni istituzionali e nel confronto con il Sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco, AISS formula quattro richieste operative.
La prima è che il Ministero dell’Interno adotti, anche per il tramite di una direttiva ai Prefetti, l’obbligo di verifica del piano di vigilanza in tutte le manifestazioni temporanee che prevedano somministrazione e pubblico spettacolo, con indicazione nominativa dell’istituto autorizzato, degli operatori ASC impiegati, dei presidi antincendio e sanitari, e con sottoscrizione di un professionista qualificato.
La seconda è che ANCI promuova presso i Comuni una modulistica unificata per il rilascio delle concessioni di suolo pubblico, che renda obbligatoria l’allegazione del piano di safety e security a pena di improcedibilità. Non possiamo più permetterci che un Comune conceda piazze e suolo pubblico senza pretendere documentazione completa.
La terza è che la stagione estiva 2026, che entra ora nel vivo, sia presidiata da un piano coordinato di controlli straordinari della Polizia Amministrativa su sagre, fiere enogastronomiche, festival musicali e manifestazioni similari. L’esperienza di Como dimostra che dove si controlla si trova, e che il fenomeno è tutt’altro che marginale.
La quarta è una campagna pubblica di informazione rivolta agli organizzatori di eventi, alle pro loco, alle associazioni culturali e ai comitati di quartiere, sulla distinzione tra hostess di accoglienza, addetti al controllo dei titoli di accesso ai sensi del DM 6 ottobre 2009, e Addetti ai Servizi di Controllo. La confusione di figure non è ignoranza neutra, è il terreno su cui prospera l’abusivismo.
Como ci consegna oggi un caso di scuola, e AISS lo dirà nelle sedi istituzionali con la chiarezza che il momento richiede. L’ex sindaco e gli abusivi della piazza non sono caricature, sono il segnale di un modello culturale ancora troppo tollerato, dove la sicurezza dei cittadini si pensa di poterla affidare alla disponibilità di un gruppo di conoscenti e a un cane di taglia robusta. Non è così che si garantisce una manifestazione pubblica. Non è così che si rispettano i cittadini che pagano il biglietto, l’aperitivo o l’ingresso a una sagra confidando in un livello minimo di tutela. E non è così, soprattutto, che si rispetta il lavoro di chi nel comparto della vigilanza privata opera ogni giorno con titoli, formazione e dignità professionale.
Per questo AISS chiede che il caso di Como non resti un fatto di cronaca locale, ma diventi un precedente operativo nazionale.