Una riflessione sulla sicurezza nei pubblici spettacoli, a margine del concerto di Francesco Gabbani a Porto Torres
La Festha Manna di Porto Torres ha vissuto il suo momento di maggiore visibilità sabato 23 maggio 2026, con il concerto di Francesco Gabbani in Piazza Colombo, ai piedi della Torre Aragonese. Serata partecipata, accesso gratuito, programma inserito nel cartellone civile dei festeggiamenti dedicati ai Santi Martiri Turritani e finanziata con risorse pubbliche che per l’edizione 2026 ammontano a circa 280 mila euro complessivi, fra fondi comunali, contributo della Fondazione di Sardegna e finanziamento dell’Assessorato regionale al Turismo tramite il bando sui riti identitari. Una cornice istituzionale di tutto rispetto, un artista di richiamo nazionale, una piazza simbolo della città turritana. Tutto previsto, tutto annunciato. Resta però una domanda di principio, che la lettura incrociata della comunicazione ufficiale del Comune e della normativa nazionale sulla sicurezza dei pubblici spettacoli inevitabilmente solleva, e che merita di essere posta proprio per il rispetto che si deve a un evento di tale rilievo.
I fatti, secondo le fonti ufficiali
Nelle note diramate dall’amministrazione comunale al termine delle giornate centrali, il sindaco e l’assessorato competente ringraziano puntualmente tutti i protagonisti della macchina organizzativa. Il cosiddetto Servizio Safety, secondo quanto comunicato dal Comune con riferimento alle ultime edizioni, risulta composto da gruppi Scout, da unità di Protezione Civile provenienti da diversi comuni della Sardegna, dall’Associazione Guardia Nazionale, dalle Guardie Ambientali Volontarie G.E.A., dalla Compagnia Barracellare di Porto Torres, dal CISOM e da singoli volontari non legati ad associazioni. La gestione dell’ordine pubblico, sempre stando alla nota istituzionale, si è svolta grazie alla collaborazione di Polizia Locale, Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto, affiancati dalle Compagnie Barracellari di Porto Torres, Sennori e Stintino.
Tutto, in queste righe, è incontestabile. L’apporto delle Forze dell’Ordine merita la riconoscenza che gli è tributata, e altrettanto vale per la generosità del volontariato civico, che resta una risorsa preziosa del nostro tessuto sociale. Una figura, però, nella comunicazione ufficiale non compare, e proprio la sua assenza dal racconto pubblico richiede un supplemento di chiarezza: l’addetto ai servizi di controllo iscritto negli elenchi prefettizi, ovvero il professionista che, dal 2009, il legislatore italiano ha individuato come unico soggetto privato legittimato a presidiare il filtraggio del pubblico nelle manifestazioni di intrattenimento e di spettacolo.
Cosa dice la legge
La distinzione fra Servizio Safety e Servizio Security, codificata dalla circolare del Capo della Polizia Franco Gabrielli del 7 giugno 2017, emanata pochi giorni dopo la tragedia di Piazza San Carlo a Torino, e ribadita dalla direttiva del Ministro dell’Interno Piantedosi del 18 luglio 2022, non è un esercizio di tassonomia accademica. È il quadro operativo che orienta da quasi un decennio l’azione delle Prefetture e delle Commissioni di Vigilanza. Il Safety raggruppa le misure tecnico-organizzative volte a tutelare l’incolumità del pubblico, dalle vie di esodo ai presidi sanitari, dalla sicurezza strutturale dei palchi e delle transenne alla viabilità di emergenza. Il Security riguarda invece il controllo degli accessi, la prevenzione degli atti ostili, il filtraggio dei flussi, la bonifica preventiva, l’antiterrorismo.
Per quest’ultima funzione, in ambito privato, l’ordinamento ammette una sola figura: l’addetto ai servizi di controllo introdotto dall’articolo 3, commi da 7 a 13, della legge 15 luglio 2009 numero 94, e disciplinato dal Decreto del Ministro dell’Interno 6 ottobre 2009. Una figura che richiede idoneità psicofisica certificata, assenza di precedenti penali ostativi, frequenza di un corso formativo specifico, superamento di prove di verifica e iscrizione in apposito elenco tenuto dalla Prefettura competente. Le sue competenze, sebbene rigorosamente circoscritte, comprendono il presidio degli ingressi, l’instradamento del pubblico, l’osservazione delle aree assegnate e la pronta segnalazione di anomalie alle Forze di Polizia. Il legislatore del 2009 ha scelto la professionalizzazione perché ha ritenuto, e crediamo a ragione, che la gestione dei flussi nelle manifestazioni di massa non potesse essere lasciata all’improvvisazione, per quanto generosa.
Vi è poi un passaggio amministrativo a monte, che è bene ricordare. Il piano di sicurezza di una manifestazione di pubblico spettacolo deve essere acquisito dalla Commissione Comunale di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo, prevista dagli articoli 141 e seguenti del Regio Decreto 635/1940, oppure dalla Commissione Provinciale qualora la capienza superi le cinquemila unità, secondo quanto disposto dal D.P.R. 311/2001. È in quella sede che si determina il dimensionamento del personale di controllo, secondo i criteri della prassi consolidata fissati a partire dalla circolare Gabrielli, e generalmente attestati su un parametro di un addetto ogni duecentocinquanta spettatori, con incrementi proporzionali al livello di rischio attribuito all’evento.
Le perplessità che il quadro lascia aperte
A questo punto sorgono, in un’ottica di trasparenza e di tutela del cittadino-spettatore, alcuni interrogativi che l’amministrazione potrebbe avere interesse a chiarire pubblicamente, anche al fine di consolidare il modello organizzativo per le edizioni future. Il piano di sicurezza presentato alla Commissione di Vigilanza prevedeva il dimensionamento di personale di controllo professionalmente formato secondo i parametri ricordati? Tale personale è stato effettivamente impiegato, ancorché non citato nei ringraziamenti ufficiali? E qualora la sua presenza sia stata ritenuta superflua, su quale base tecnica si è giunti a quella valutazione, considerando la natura del concerto, l’accesso libero, la collocazione in piazza centrale e l’affluenza fisiologicamente attesa per un artista del calibro di Francesco Gabbani?
Le Guardie Ambientali Volontarie hanno una funzione precisa, codificata da norme regionali e da convenzioni con gli enti locali, che attiene alla vigilanza ambientale, ittica, venatoria e forestale. I Barracelli, istituzione storica sarda regolata dalla legge regionale numero 25 del 1988, operano nel campo della vigilanza rurale e della protezione del territorio agrario. La Protezione Civile interviene nelle situazioni di emergenza e nel supporto logistico. Gli Scout offrono accoglienza e orientamento. Il CISOM presidia l’assistenza sanitaria. Si tratta in tutti i casi di attività preziose, legittime e meritorie nei rispettivi ambiti, ma nessuna di esse, per come è oggi configurata dall’ordinamento, sostituisce sul piano funzionale il ruolo dell’addetto ai servizi di controllo iscritto in elenco prefettizio. Non è una valutazione di merito sui soggetti coinvolti, è un dato di sistema giuridico.
Una questione che eccede il caso singolo
Il punto, lo si avverte con immediatezza, eccede di gran lunga il caso di Porto Torres e investe una prassi consolidata in molte feste patronali e manifestazioni civili italiane. La tentazione di affidare al volontariato funzioni che il legislatore ha voluto professionali è figlia di vincoli di bilancio comprensibili e di una percezione del rischio che, sino al giorno in cui non accade nulla di grave, può apparire come una forma di virtuosa sobrietà amministrativa. Le tragedie di Piazza San Carlo a Torino il 3 giugno 2017, della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo l’8 dicembre 2018, e più di recente l’incidente di Crans-Montana costato la vita al giovane buttafuori serbo Stefan Ivanović, ricordano che la distanza fra una serata di festa e un cumulo di responsabilità penali e civili può misurarsi in qualche unità di personale formato, in un piano di sicurezza redatto con cognizione tecnica, in un dispositivo di controllo degli accessi degno del nome.
AISS, l’Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria, segue da anni queste dinamiche e ha richiamato in più occasioni l’attenzione delle istituzioni sul rischio di una progressiva erosione delle garanzie previste dalla legge attraverso il ricorso a soggetti non abilitati a svolgere funzioni di controllo. Non si tratta in alcun modo di delegittimare il volontariato civico, che resta una colonna del Paese reale. Si tratta semmai di restituire a ciascuna figura il proprio ruolo, di applicare con rigore una normativa nazionale che il Parlamento e il Ministero dell’Interno hanno costruito proprio dopo aver imparato, a caro prezzo, che certe lezioni non si possono dimenticare.
Una domanda aperta al Ministero dell’Interno
A questo punto, e proprio perché l’ordinamento italiano in materia di sicurezza sussidiaria è fra i più strutturati e garantisti d’Europa, ci si permette di rivolgere una domanda istituzionale, rispettosamente ma con franchezza, al Ministero dell’Interno e al Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Quale senso conserva, oggi, il sistema autorizzatorio costruito sull’articolo 134 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, con licenze prefettizie agli istituti di vigilanza condizionate a requisiti rigorosi di capitale sociale, dotazioni tecniche, personale formato, copertura assicurativa e tracciabilità delle prestazioni, se nelle manifestazioni di pubblico spettacolo, a parità di funzione svolta, si ammette pacificamente l’impiego di soggetti privi di qualunque abilitazione specifica? Quale ratio sostiene il procedimento prefettizio di iscrizione degli addetti ai servizi di controllo nei rispettivi elenchi, con verifica dell’idoneità psicofisica, accertamento dei requisiti morali, controllo dei precedenti penali e completamento del percorso formativo previsto dal Decreto del Ministro dell’Interno 6 ottobre 2009, se nella prassi di numerose amministrazioni comunali quella funzione viene di fatto assolta da chiunque venga reperito nel volontariato del territorio?
Non è una provocazione retorica, è un quesito che attiene alla coerenza interna dell’ordinamento e alla credibilità stessa dei controlli che le Prefetture e le Questure svolgono quotidianamente, con dedizione e rigore, sugli istituti di vigilanza autorizzati e sui loro operatori. Se la legge fissa standard e ne pretende l’osservanza presso le imprese abilitate, e se quelle imprese investono in formazione continua, certificazione, equipaggiamento e copertura assicurativa per essere all’altezza degli standard richiesti, non risulta facilmente conciliabile con la coerenza del sistema il fatto che, ai loro fianchi, operino con mansioni del tutto sovrapponibili soggetti che a quegli standard non hanno mai dovuto rispondere. O lo standard vale per tutti coloro che svolgono la medesima funzione, o smette di valere per chiunque. Una tolleranza selettiva, accordata caso per caso secondo convenienze di bilancio degli enti organizzatori, rischia di vanificare l’intero impianto normativo che il Parlamento ha voluto rigoroso per ragioni che, dopo Piazza San Carlo e Corinaldo, non meritano ulteriori commenti.
Un calendario fitto di prossimi appuntamenti
La questione assume peraltro un’urgenza concreta se si guarda al calendario degli eventi che, nelle prossime due settimane, vedrà concentrarsi nel solo territorio del Nord Sardegna alcuni fra i concerti più rilevanti della stagione, tutti ad accesso libero e in spazi urbani aperti. Venerdì 29 maggio Fabrizio Moro si esibirà alle 22:00 nel Parco di Saccargia a Codrongianos, in provincia di Sassari, con il live “Non ho paura di niente – 2026”, inserito nei festeggiamenti in onore della Santissima Trinità e della Madonna di Saccargia, organizzati dal Comitato di Saccargia 2026 e dalla Pro Loco Codrongianos in collaborazione con l’amministrazione comunale. La stessa serata, in Piazza Università a Sassari, è in programma il live con Shifta, Low-Red e Damianito. Sabato 30 maggio, sempre a Codrongianos, sarà la volta di Fedez, atteso sul palco del Parco di Saccargia con il preshow di Sgribaz e Streetsmart, in un evento che si annuncia di richiamo regionale e che si avvale anch’esso di finanziamenti pubblici nell’ambito del progetto PNRR “Attrattività dei borghi storici”. La rassegna primaverile si concluderà sabato 6 giugno con Guè al Parco Vita di Sorso, ultimo appuntamento della prima edizione di “Bellezza in Musica” promossa dall’amministrazione comunale sorsense.
Quattro grandi concerti in nove giorni, in altrettanti comuni del Nord Sardegna, con afflussi di pubblico che oscilleranno verosimilmente fra le migliaia e le decine di migliaia di spettatori, in spazi urbani aperti, con artisti capaci di attirare bacini di utenza ampiamente superiori alla popolazione residente dei comuni ospitanti. Per ciascuno di questi eventi le domande sollevate nelle pagine precedenti di questo articolo conservano integralmente la loro pertinenza, e anzi si fanno più stringenti man mano che il calendario si avvicina. Quali sono i piani di sicurezza approvati dalle Commissioni di Vigilanza competenti? Quale è il dimensionamento del personale di controllo professionalmente formato previsto per ciascuna manifestazione? Quante unità di addetti ai servizi di controllo iscritti negli elenchi prefettizi saranno effettivamente impiegate? Quali coperture assicurative sono state stipulate dagli organizzatori per le funzioni di controllo affidate eventualmente a soggetti non abilitati, qualora questi ultimi dovessero comparire al posto degli ASC previsti dalla normativa nazionale?
Sono interrogativi che non hanno nulla a che vedere con il volontariato civico, la cui dignità ribadiamo essere fuori discussione e di cui anzi auspichiamo la piena valorizzazione nei propri ambiti tipici, dall’accoglienza al supporto logistico, dall’assistenza sanitaria al presidio della protezione civile. Riguardano semmai il rispetto della cornice giuridica e la tutela del cittadino che, magari con figli minori al seguito, decide di passare qualche ora in piazza per ascoltare musica, confidando legittimamente nel fatto che chi ne presidia gli ingressi e ne osserva i flussi abbia i titoli per farlo. La Prefettura di Sassari ha evidentemente piena cognizione del calendario in arrivo e dell’attenzione che esso merita. AISS, come sempre, resta a disposizione per qualunque interlocuzione tecnica fosse ritenuta utile, nel solco di quella collaborazione istituzionale che caratterizza il rapporto fra l’associazione e gli organi dello Stato preposti alla sicurezza.
Una conclusione, e un auspicio
La Festha Manna è patrimonio identitario di Porto Torres e di tutta la Sardegna. Il concerto di Francesco Gabbani è stato, da tutte le testimonianze raccolte, un successo di partecipazione, e nessun cittadino fra le migliaia presenti in piazza ha avuto motivo di pentirsi della propria scelta. Bene così, e davvero. Resta tuttavia aperta una questione di metodo, che vale per Porto Torres come per qualunque altro comune italiano. Quando la fortuna assiste, è facile concludere che tutto sia andato per il verso giusto. Quando non assiste, si scopre puntualmente che la legge prevedeva qualcosa che non era stato predisposto.
Aprire fin da subito un confronto pubblico, tecnico e sereno sulla corretta applicazione della normativa in materia di sicurezza dei pubblici spettacoli è il modo migliore per non doverlo mai aprire a danno avvenuto. È un esercizio che le amministrazioni più mature compiono volentieri, perché sanno che la sicurezza dei cittadini non è una variabile di bilancio, è una precondizione di ogni festa che si rispetti.