L’Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria interviene sull’inchiesta della Questura di Belluno. “Chi falsifica un’abilitazione non froda solo lo Stato, mette a rischio il pubblico e danneggia migliaia di operatori onesti”
La notizia impone una riflessione che va ben oltre il caso di cronaca. Secondo quanto riportato, la Questura di Belluno sta indagando su un addetto di un’agenzia di sicurezza veneta, accusato di sostituzione di persona e truffa aggravata: avrebbe confezionato abilitazioni false per aspiranti addetti ai servizi di controllo, dietro un pagamento in nero di circa 400 euro a pratica. Il meccanismo ipotizzato dagli inquirenti è semplice quanto allarmante: il candidato consegnava documento d’identità, codice fiscale, indirizzo email e relativa password, e l’indagato si occupava di tutto il resto, dalle risposte al test d’esame fino alla consegna dell’attestato. Le abilitazioni irregolari sarebbero almeno una cinquantina. Sulla stessa agenzia, stando all’articolo, pende anche un esposto in Prefettura relativo alle licenze in suo possesso.
Un caso NON ISOLATO che non ci stupisce, sono decine le segnalazioni pervenute da parte dei nostri associati che segnalano da tempo questo fenomeno.
L’AISS rispetta il lavoro degli investigatori e il principio di presunzione di innocenza, che vale per tutti fino a sentenza definitiva. Proprio per questo non entriamo nel merito delle responsabilità individuali. Entriamo invece, con decisione, nel merito del sistema, perché i fatti descritti mostrano vulnerabilità strutturali che il settore denuncia da tempo.
Un’abilitazione che protegge il pubblico, non un pezzo di carta
L’addetto ai servizi di controllo non è una figura di contorno. Il DM 6 ottobre 2009 lo ha disciplinato proprio perché opera a contatto diretto con il pubblico, in locali, eventi e manifestazioni dove la gestione degli accessi, delle tensioni e delle emergenze può fare la differenza tra una serata tranquilla e una tragedia. L’iscrizione nell’elenco prefettizio non è un adempimento burocratico: certifica che quella persona possiede requisiti morali, formazione e competenze verificate. Un attestato ottenuto facendo sostenere l’esame a un altro svuota questa garanzia alla radice. Il risultato è un operatore formalmente abilitato e sostanzialmente impreparato, collocato esattamente nei contesti dove l’impreparazione costa di più.
C’è poi un secondo danno, meno visibile ma altrettanto grave. Ogni abilitazione comprata è concorrenza sleale contro chi ha investito tempo e denaro in un percorso formativo serio, e contro le imprese che selezionano e formano il personale nel rispetto delle regole.
Il punto debole: l’identificazione a distanza
Il dettaglio più significativo dell’inchiesta è la consegna di email e password. Se l’ipotesi accusatoria sarà confermata, significa che in almeno una parte del percorso di abilitazione l’identità del candidato non veniva verificata in modo affidabile. Ma il problema non si esaurisce al momento dell’esame. Prosegue, e si aggrava, quando l’operatore è in servizio.
Un tesserino che nessuno può davvero verificare
Oggi il tesserino di riconoscimento dell’addetto ai servizi di controllo viene stampato a cura dell’agenzia o dell’impresa che lo impiega. Non esiste un supporto standard, non esistono elementi di anticontraffazione, e l’unico dato che lo collega all’autorità è il numero di iscrizione prefettizio. Un riferimento che, in un settore ancora privo di informatizzazione, risulta di fatto difficilissimo da controllare sul campo. Un ispettore del lavoro o una pattuglia che, alle due di notte, si trova davanti all’ingresso di un locale non ha alcuno strumento immediato per sapere se quel tesserino è autentico, se l’iscrizione è ancora valida e, soprattutto, se appartiene davvero alla persona che lo indossa.
La soluzione è semplice e tecnologicamente alla portata da anni: un registro nazionale informatizzato degli addetti ai servizi di controllo, alimentato dalle Prefetture, e un QR code apposto su ogni tesserino. Con un semplice smartphone, l’Ispettorato del Lavoro e le Forze dell’Ordine potrebbero verificare in pochi secondi se il documento è vero, se l’iscrizione è in corso di validità, se l’operatore è stato sospeso o cancellato, e confrontare la fotografia registrata con il volto di chi lo detiene. Uno strumento che non richiede investimenti proibitivi, che la Pubblica Amministrazione già utilizza in molti altri ambiti, e che toglierebbe spazio in un colpo solo a falsari, prestanome e datori di lavoro disinvolti.
Antincendio al posto dei controlli: l’abusivismo che non fa notizia
C’è un altro fenomeno, meno eclatante ma più diffuso, che la stagione estiva appena conclusa ha reso evidente. Nelle sagre, nei concerti, negli eventi all’aperto e nei locali abbiamo registrato un impiego sempre minore di addetti ai servizi di controllo regolarmente iscritti e un ricorso sempre maggiore ad addetti antincendio utilizzati di fatto come ASC. Personale formato per prevenire e gestire un’emergenza incendio, figura preziosa e necessaria, viene impiegato per filtrare gli ingressi, controllare il pubblico e gestire situazioni di conflitto, cioè per svolgere mansioni per le quali non ha né l’abilitazione né la formazione richiesta dalla legge.
È una scorciatoia che fa risparmiare qualche euro al committente e che scarica il rischio su tutti gli altri: sul pubblico, che si trova davanti personale non qualificato; sugli stessi operatori antincendio, esposti a responsabilità che non competono loro; sulle imprese in regola, che non possono competere con chi aggira i requisiti. Chi affida la sicurezza di un evento deve sapere che una convenzione firmata o un’offerta economicamente vantaggiosa non lo esonerano dal verificare chi sta impiegando e con quale titolo.
Le proposte dell’AISS
Per questo l’Associazione chiede interventi concreti e immediatamente praticabili:
- Un registro nazionale informatizzato degli addetti ai servizi di controllo, consultabile dagli organi di vigilanza, e un tesserino unico nazionale con QR code ed elementi di anticontraffazione, rilasciato su modello ministeriale e non lasciato alla stampa delle singole agenzie.
- Identificazione obbligatoria de visu del candidato in sede d’esame, oppure, nelle prove a distanza, esclusivamente tramite sistemi di sorveglianza certificati con riconoscimento dell’identità e registrazione della sessione.
- Tracciabilità degli enti formatori, con un elenco pubblico dei soggetti autorizzati per regione e controlli periodici su registri presenze ed esiti degli esami.
- Controlli mirati di Prefetture, Questure e Ispettorato del Lavoro durante gli eventi, con particolare attenzione all’impiego di personale antincendio in mansioni riservate agli ASC.
- Responsabilizzazione dei committenti, che devono pretendere e conservare la prova dell’iscrizione prefettizia di ogni addetto impiegato e della regolarità autorizzativa dell’impresa a cui si rivolgono.
Riformare ora, prima che sia tardi
L’articolo ipotizza che dietro esposto e denuncia possano esserci agenzie concorrenti. Qualunque sia l’origine della segnalazione, un principio va affermato con chiarezza: segnalare un’irregolarità alle autorità non è una manovra commerciale, è un dovere di chi lavora in questo settore e ne difende la credibilità.
Ma le segnalazioni, da sole, non bastano. Il quadro normativo che regola gli addetti ai servizi di controllo ha ormai diciassette anni e mostra tutti i suoi limiti: nato in un’epoca analogica, non è in grado di reggere un mercato cresciuto, frammentato e sempre più esposto a pratiche scorrette. Il settore va riformato, e va fatto adesso, prima che questo dilagante abusivismo finisca per distruggere le aziende sane e le professionalità costruite in anni di lavoro serio.
L’Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria si rende disponibile, con le Prefetture, le Questure, l’Ispettorato del Lavoro e il Ministero dell’Interno, a contribuire alla definizione di un sistema di abilitazione e verifica all’altezza del ruolo che questi operatori svolgono ogni giorno. Perché un’abilitazione deve valere per ciò che certifica, e non per quanto è costata.
Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria