#Venezia Addetto ai Servizi di Controllo #accoltellato.
Quando il Ministero dell’Interno si deciderà a recepire le nostre richieste? Sono anni che chiediamo per gli Addetti ai Servizi di Controllo il riconoscimento di Incaricato di Pubblico Servizio, dichiara Franco Cecconi presidente dell’AISS, un riconoscimento dovuto che consentirebbe l’applicazione dell’art 336 c.p.
“Chiunque usa violenza o minaccia a un pubblico ufficiale (357) o ad un incaricato di un pubblico servizio (358), per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri, (319, 322, 326) o ad omettere un atto dell’ufficio (328) o del servizio, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni (339).
La pena è della reclusione fino a tre anni, se il fatto è commesso per costringere alcuna delle persone anzidette a compiere un atto del proprio ufficio o servizio, o per influire, comunque, su di essa (339)”
 
Il pubblico servizio può dirsi quella attività propria dello Stato o di altro ente pubblico, di interesse collettivo, disciplinata sì nelle medesime forme della pubblica funzione, ma sprovvista dei poteri propri di quest’ultima.
Data l’ampiezza di tale concetto normativo, fondamentale è stata l’opera della giurisprudenza (soprattutto di legittimità) nell’individuare figure e mansioni che potessero caratterizzare tale particolare figura: si è così giunti a contemplare in tale novero i dipendenti di società concessionarie o di attività soggette ad autorizzazione (portalettere, impiegati del Servizio Postale deputati alla regolarizzazione dei bollettini dei pacchi), farmacisti titolari di licenza e attività , guardie particolari giurate.
In considerazione dell’attività svolta dagli addetti ai servizi di controllo dipendenti di Società in possesso di una licenza ai sensi dell’art. 134 TULPS operanti in locali aperti al pubblico chiediamo da anni che ne venga riconosciuta la qualifica, continua Cecconi,  che andrebbe nei fatti ad aumentare le pene di chi aggredisce o costringe a fare un’atto contrario ai propri doveri o omettere un’atto del servizio, (uscite di sicurezza non praticabili, mancata o tardiva comunicazione alle forze dell’ordine su pressioni degli organizzatori).
Chiediamo con urgenza un’incontro a Giorgia Meloni e al Ministro dell’Interno, sono anni che il settore sicurezza privata subisce modifiche peggiorative e concorrenza sleale ad opera di soggetti privi di licenza, è ora di dimostrare nei fatti attenzione a chi opera per la sicurezza, conclude il presidente Franco Cecconi.

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