I Limiti del decreto e le richieste del mercato. Il caso Belluno

BELLUNO. Una doccia fredda gela l’entusiasmo dei baristi del centro storico, a poche ore dalla partenza del nuovo servizio di vigilanza privata, per evitare il degrado del sabato sera. Il personale addetto al controllo ha degli invalicabili limiti di legge che non consente, ad esempio, di chiedere i documenti ai giovani che non rispettano le regole della convivenza con i residenti.

I bar che nei giorni scorsi avevano annunciato il nuovo servizio, pagato di tasca loro, ieri sono stati raggiunti dalla questura di Belluno. Una visita che aveva lo scopo di informare i gestori sulle regole a cui gli addetti al controllo dovranno sottostare. E che rischiano di ridimensionare gli obiettivi del servizio a poche ore dalla sua partenza, prevista per ieri sera.

«Ci è stato detto che gli addetti non potranno chiedere i documenti alle persone e neppure girare per le strade» spiega Erik Doro, del bar Opera, «ma che potranno stare all’interno del locale. Il problema, però, si concentra principalmente nelle strade limitrofe».

Gli addetti ai compiti di controllo, ha specificato la questura, si devono attenere a precisi impieghi contenuti nel decreto del ministero dell’Interno del 6 ottobre del 2009. Il testo regolamenta il «personale addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi». Più che di vigilantes, si tratta dei buttafuori. Le loro attività spaziano dai controlli preliminari nel locali (ad esempio per garantire le vie di fuga) fino ai controlli all’atto dell’accesso del pubblico. Come si legge nel decreto, gli addetti si possono occupare del «presidio degli ingressi» e della «verifica dell’eventuale possesso di un valido titolo di accesso qualora previsto e, nel caso di biglietto nominativo o di un’età minima prevista per l’accesso, verifica del documento di riconoscimento, e del rispetto delle disposizioni che regolano l’accesso».

C’è di più. Il punto C regola le attività di controllo all’interno del locale. E nello specifico «l’attività generica di osservazione per la verifica del rispetto delle disposizioni, prescrizioni o regole di comportamento stabilite da soggetti pubblici o privati» e «il concorso nelle procedure di primo intervento, che non comporti l’esercizio di pubbliche funzioni, né l’uso della forza o di altri mezzi di coazione» qualora si verifichino situazioni potenzialmente pericolose. In altre parole, possono essere i primi ad intervenire se scoppia una rissa ma devono far riferimento alle forze dell’ordine per tutte le questioni di ordine pubblico.

Il nodo da risolvere resta quello del decoro nelle vie limitrofe. A chi spetta? «Non possiamo pretendere che i locali gestiscano tutte le zone vicine» spiega il comandante della polizia locale Gustavo Dalla Ca’, «in ogni caso il servizio di vigilanza serve ad una funzione di deterrenza». Ma per i gestori dei locali rischia di trasformarsi in un costo senza nessun beneficio. «Al controllo nel locale possiamo pensare noi» continua Doro, «il problema è proprio nelle vie laterali. È inutile che poi vengano a dire che è colpa nostra. Stiamo aspettando un appuntamento con il prefetto, ne parleremo direttamente a lui».

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